Dal 24 al 26 luglio 2026, in occasione della X edizione de “Le Vie del Sorbo”, la Fondazione De Chiara De Maio ha partecipato alla mostra collettiva “Dalla Radice al Frutto”, ospitata negli spazi della Chiesa di Santa Teresa, al Rione Sorbo, attraverso il prestito di un’opera di Giorgio Morandi.
Curato da Vanessa Ruggiero, il progetto ha proposto un percorso dedicato all’archetipo materno, inteso come origine, cura, nutrimento e continuità della vita, mettendo in dialogo arte contemporanea, memoria del luogo e patrimonio storico e spirituale.
In questo contesto, l’opera di Morandi proveniente dalla collezione della Fondazione ha rappresentato uno dei nuclei del percorso espositivo, introducendo una riflessione sull’essenzialità delle forme, sulla quotidianità e sul valore simbolico degli oggetti più semplici.
Il percorso attraversa alcuni degli ambienti più significativi del complesso, mettendo in relazione la produzione artistica contemporanea con statue, architetture e aree storiche che conservano la memoria del luogo e che necessitano ancora di interventi di cura e restauro.
In questo dialogo tra passato e presente trova una collocazione particolarmente significativa anche l’opera di Giorgio Morandi concessa in prestito dalla Fondazione De Chiara De Maio.
La sua essenzialità formale e la dimensione sospesa degli oggetti quotidiani diventano parte integrante della riflessione proposta dalla mostra. La semplicità delle forme, il silenzio della composizione e il valore attribuito alle cose più comuni rimandano infatti a una dimensione primaria della cura: il nutrimento, la casa, il gesto quotidiano, la presenza discreta ma costante della figura materna.
Il prestito si inserisce nella più ampia attività della Fondazione volta a favorire la circolazione delle opere della propria collezione e a costruire occasioni di confronto tra patrimonio storico, arte moderna e contemporanea, luoghi e comunità.
La mostra propone così un percorso in cui differenti tecniche e linguaggi affrontano il tema della madre non soltanto nella sua dimensione iconografica, ma come principio generativo, memoria e trasmissione. La donna custodisce il seme che diventa frutto, accompagna il cambiamento e attraversa simbolicamente il susseguirsi delle stagioni e delle trasformazioni dell’esistenza.
Anche la dimensione spirituale del luogo contribuisce alla lettura delle opere. Dalle grate del matroneo è ancora possibile osservare la chiesa dalla prospettiva delle religiose che, dalla clausura, assistevano alle celebrazioni: uno sguardo che aggiunge al percorso una particolare relazione tra visibile e invisibile, raccoglimento e contemplazione.
Arte, memoria e spiritualità si incontrano così in un progetto che invita il pubblico a interrogarsi sulle proprie origini e sui legami che, attraverso gesti, immagini e parole, continuano a essere tramandati.
La partecipazione della Fondazione De Chiara De Maio conferma la volontà di sostenere progettualità capaci di mettere il patrimonio artistico in relazione con nuovi contesti, favorendo il dialogo con il territorio e contribuendo alla costruzione di esperienze culturali condivise.
Foto di Filomena Cocchia





